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sabato 7 dicembre 2013

La militanza e il lavavetri

Ci sono serate in cui, a fronte dell’ennesima chiacchierata spesa a parlare del partito, delle prospettive e delle utopie, capiti di interrogarsi sul significato di un percorso che si è deciso da molti anni di intraprendere. Magari questo momento di riflessione coincide pure col giorno in cui hai approntato le ultime modifiche ad un blog in cantiere da molto tempo , e allora decidi che è proprio la serata ideale per scrivere.
Quando rifletto sul senso di questo cammino, sul motivo che mi ha spinto a 16 anni, andando controcorrente, a prendere la mia prima tessera di partito mi viene sempre in mente l’immagine di un lavavetri. Quello che insomma, nella vulgata comune, viene identificato come l’ultimo anello della catena. E penso al lavavetri perché sono convinto che l’aspirazione più grande di chi si occupa della politica debba essere quella di intervenire sull’ultimo anello della catena (e di lì a salire) per restituire alla sua esistenza dignità e speranza.
Penso al lavavetri perché, per quanto possa apparire inflazionata come frase, in fondo è proprio vero che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi costruirne uno migliore per tutti. E la militanza, almeno per la parte per la quale sento di parteggiare, è proprio questo: porsi come obiettivo il realizzare l’ideale della solidarietà, dell’uguaglianza e della tolleranza. E farlo con coraggio, audacia e tenacia, andando avanti sopportando, se necessario, anche mille schiaffi e sconfitte, sacrificando il proprio svago giovanile, le proprie amicizie e i propri affetti. Perché comunque si è convinti che il modo migliore per realizzare la propria felicità sia provare, anche se con un piccolissimo contributo, a realizzare quella degli altri. Nella consapevolezza che la militanza continua, anzi si fa più forte anche quando la parte per la quale senti di parteggiare sembra andare nella direzione opposta all’ideale che vi eravate riproposti di perseguire. Perché si ritiene che rinunciare, senza nemmeno provare ad invertire una tendenza che si reputi sbagliata, voglia dire arrendersi, voglia dire perdere, voglia dire non avere coraggio.
In un periodo per noi così difficile, in cui l’ennesimo congresso della svolta rischia di fare la fine di tutti gli altri congressi, quando capitano serate come questa e quando magari sorge qualche dubbio basta fermarsi un attimo e pensare al lavavetri e ricordarsi dei motivi per i quali si è deciso di cominciare, controcorrente, un viaggio. Fa sempre bene.

2 commenti:

  1. Noi siamo convinti che queso terribile intrigato mondo di oggi può essere trasformato cambiato e messo al servizio dell'uomo della sua felicità.L'impegno per raggiungere questo obiettivo può riempire degnamente una vita(Enrico Berlinguer).Oggi più di ieri è importante impegnarsi in una prova così ardua e dopo il fallimento della mia generazione che non ha saputo costruire un mondo più giusto ed equilibrato tocca a voi provarci forti dell'entusiamo contagioso di cui siete portatori.Andate avanti senza tentennamenti ed il futuro vi sorriderà

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  2. E ci proveremo, restando, come diceva Berlinguer, fedele ai nosti ideali di gioventù.

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