mercoledì 11 dicembre 2013
L'Uruguay legalizza e l'Italia fa il gioco della mafia
Stamattina il senato dell’Uruguay, con i voti del Fronte Ampio (la coalizione a sostegno del Presidente Josè Mujica), ha approvato il progetto di legge che introduce il monopolio statale della produzione, distribuzione e vendita delle droghe leggere. E con grande soddisfazione Mujica ha chiarito che l’obiettivo di questa riforma non è quello di far diventare l’Uruguay il paese del fumo libero, bensì di tentare un esperimento per riuscire a strappare un importantissimo mercato ai narcotrafficanti.
Insomma, una vera avanguardia. Prevedendosi, peraltro, miliardi e miliardi di dollari sottratti alla criminalità organizzata.
Stamattina leggendo questa notizia pensavo, benché Mujica abbia dimostrato di essere un presidente straordinario, amatissimo dal suo popolo, noto per le sue campagne basate sulla moralità, per il rifiuto della ricchezza e per l’attenzione verso le classi sociali più povere, a quanto il nostro paese sia distante anni luce da una svolta del genere.
E l’Italia è, sotto quest’aspetto, un paese molto simile all’Uruguay o agli altri del Sudamerica, dove c’è un circuito di narcotraffico ampiamente strutturato e consolidato. Pensate che il guadagno che la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta ricavano dal traffico e dalla vendita delle droghe leggere è di circa 10 miliardi di euro annui, tutti chiaramente percepiti in nero e tutti reinvestiti in altra attività illegali e criminali ed in attività para-legali. In Italia legalizzare le droghe leggere vorrebbe dire, oltre che dare una forte spallata alla criminalità organizzata, far guadagnare allo stato 8 miliardi di euro ogni anno. Vorrebbe dire risparmiare 2 miliardi di euro per la lotta alla repressione. Vorrebbe dire sbloccare la giustizia, che avrebbe più mezzi e più personale per combattere altri reati, quelli che mietono vittime. Vorrebbe dire contribuire a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, se si considera che, per colpa della Fini-Giovanardi, un detenuto su tre è in carcere per reati connessi al consumo e allo spaccio di droghe leggere. Senza contare poi che legalizzare la cannabis significherebbe pure offrire, in campo medico, un aiuto per determinate patologie (canco, Parkinson, sclerosi multipla, sla) per le quali si è appurato che la marijuana abbia effetti benefici. E la legalizzazione produrrebbe anche l’effetto di ridurre il consumo: in Olanda, da quando è stato introdotto l’antiproibizionismo, il numero dei consumatori di marijuana si è ridotto di circa il 50%.
E’ una sfida che, per le commistioni tra politica e criminalità organizzata, per i legami che, sempre la politica, ha intessuto con certi ambienti religiosi ed a causa del perbenismo e del bigottismo di pezzi di opinione pubblica, non siamo stati ancora in grado di intraprendere. E’necessario quindi creare opinione attorno a questa questione, e farlo in maniera diversa, più analitica e più concreta di come non lo si sia fatto in questi anni. L’ultima proposta di referendum dei Radicali, che pure aveva raggiunto ad un certo momento un'ingente attenzione mediatica, non è riuscita a superare la soglia minima di firme richieste. Insomma bisognerà rendere questa tematica sempre di meno un taboo, nella consapevolezza che anche da qui, dalla legalizzazione delle droghe leggere, passa la lotta alla criminalità organizzata e la modernità di un paese.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento